IL CILIEGIOLO DI TENUTA MONTAUTO

Come tutti i vitigni il Ciliegiolo è un interprete del proprio territorio; un territorio particolarmente vocato, questo, poiché esposto alle brezze di mare con repentine escursioni termiche su un terreno ricco di scheletro e minerali. Qui, il Ciliegiolo viene allevato da circa 15 anni su spalliera a cordone speronato, con impianti di circa 3300 viti per ettaro. Vendemmiato a mano a inizio settembre, dopo un’accurata selezione delle uve viene sottoposto a una soffice pressatura. La fermentazione, in tini di acciaio inox a una temperatura di 28°C, la macerazione, di circa 15 giorni e l’affinamento in acciaio per 6 mesi restituiscono un vino che nell’annata 2016 profuma di fragole mature, di mirto, e macchia mediterranea. L’apporto di Sangiovese, al 20%, gli dona struttura e una certa austerità. Il palato, morbido e fresco di agrumi, chiude delicatamente con aromi di fiori, rosa in particolare: si tratta di un vino rarefatto ma, allo stesso tempo, deciso.

ABBINAMENTI DI MAREMMA

Il Ciliegiolo di Tenuta Montauto è un vino decisamente versatile, ha delicatezza e autorevolezza, due anime che lo rendono molto disinvolto con alcune preparazioni toscane a base di carne: dalla succulenta carnosità del filetto di Chianina alla delicatezza delle carni bianche da cortile, come il pollo ruspante, cotto magari sulla griglia. Ciò detto, il Ciliegiolo sta benissimo anche con alcuni molluschi in preparazioni saporite come il Cacciucco o con le cozze in umido. A voler assecondare l’amore tutto maremmano per le lumache, poi, bisogna sottolineare che il Ciliegiolo di Tenuta Montauto va d’amore e d’accordo con questa particolare pietanza, con cui rima e per mineralità e per incisività di sapore.

FOCUS

Origine

Il Ciliegiolo è un vitigno appartenente all’Italia centrale: è coltivato in Liguria, Toscana, Marche, Abruzzo e Lazio. La sua zona d’origine, tuttavia, è proprio la Toscana, dove questo vitigno si diffuse forse approdando dalla Spagna verso la fine del 1800. Il professor Giulio Racah sostiene che possa essere stato portato nella regione dai pellegrini di ritorno dal Santuario di Santiago di Compostela e, con lui, questa teoria è stata condivisa anche da altri studiosi. Tuttavia, nessuna ricerca ha appurato somiglianze tra il Cilegiolo e le viti spagnole, mentre, a questo particolare proposito, le analisi condotte sul suo DNA hanno evidenziato che l’origine del Ciliegiolo vada ricercata presso alcune varietà autoctone italiane, in particolare quale esito di incroci con alcune specie campane evidenziando tra le altre cose che proprio il Ciliegiolo sarebbe all’origine del ben più famoso Sangiovese. Altri studiosi, invece, lo citano in comparazione col Montepulciano, il Canaiolo e, ancora una volta, col Sangiovese, di cui sarebbe, come detto, un genitore.

Morfologia e vigoria

A livello morfologico, il vitigno si presenta con grappoli di grandi dimensioni, compatti e allungati in forma piramidale, spesso alati; ha foglia medio-grande, forma pentagonale, trilobata o pentalobata. Le bacche sono di dimensioni piuttosto grandi, sferiche, con una bella buccia pruinosa mediamente spessa e dal colore nero con riflessi violetti. La loro polpa è succosa, dal sapore semplice ma assai gradevole.

A livello produttivo, si tratta di una pianta vigorosa, che consente vendemmie elevate e costanti, in grado di adattarsi a qualunque situazione. Va però detto che il Ciliegiolo prospera di preferenza su terreni collinari moderatamente fertili e climi caldi e asciutti, che garantiscono un migliore equilibrio vegetativo e produttivo. La ridotta fertilità basale, comunque, suggerisce di evitare potature corte e, di preferenza, potature a basso impatto in quanto le gemme basali sono, si diceva, poco fertili.
Il Ciliegiolo è dotato di una buona vigoria e matura precocemente. Per raggiungere buone rese costanti, oltre alla potatura, deve essere piantato su colline poco umide dai climi secchi e caldi. Ha però anche la capacità di maturare anche in alta quota, dove è spesso molto apprezzato.

Il vino

Il Ciliegiolo mutua il nome dal colore e dal caratteristico aroma del vino che se ne ricava che, per appunto, dovrebbe richiamare la ciliegia. Benché si tratti di un vitigno in grado di dare ottimi vini, ha incontrato scarsissima fortuna negli ultimi anni e oggi la sua superficie di coltivazione è scesa a soli 5.000 ettari, un decremento, questo, dovuto anche alla caduta in disgrazia del vino novello, tipologia per la quale il Ciliegiolo era frequentemente utilizzato. Oltretutto, pare che esso si sia acclimatato, nell’immaginario dei produttori, nel ruolo di vitigno non-protagonista e, come tale, utilizzato in assemblaggio come mero subalterno del Sangiovese, cui fa da contraltare, e sempre in percentuale minoritaria. In particolare, si pensa che sia utile al Sangiovese per apportargli maggiore morbidezza: ecco, a Tenuta Montauto facciamo esattamente l’opposto: vinifichiamo l’80% di Ciliegiolo e lo tagliamo al 20% col Sangiovese per un risultato più bilanciato, che possa dare risultati anche in termini di attitudine all’invecchiamento.

Il Ciliegiolo è un vitigno molto duttile: se vinificato in bianco o con breve macerazione può dare vini freschi e profumati, mentre si presta molto bene anche all’appassimento.
Per questo motivo si sta assistendo, negli ultimi anni, a una timida ripresa del vitigno che, complice l’ascesa dei vitigni autoctoni e della viticoltura delle minoranze sta ricevendo maggiore interesse rispetto al passato, tanto che sono sempre più i produttori che vi si cimentano, finalmente anche in purezza. In questi rari casi il vino ha un bel colore rubino con brillanti venature viola, di buona gradazione in alcol, con profumi complessi e fini e palato strutturato, dal corpo pieno. Generalmente si tratta di vini da bere giovani grazie alla bassa acidità, che li rende morbidi alla percezione al palato, ma che riescono anche ad invecchiare qualora i produttori lo richiedano. Il vino allora si fa intenso e complesso, e le note di ciliegia si sviluppano declinandosi in sentori di sottobosco, tocchi di prugne e marasche e frutti di bosco in confettura.

Il territorio

Sul territorio italiano il Ciliegiolo viene denominato con alcune locuzioni provenienti da retaggi o credenze passate, che gli hanno consegnato nomi come Aleaticone di Spagna, Ciliegiolo di Spagna, ma anche Reno, Santa Maria nero e Canaiolo romano.
Il Ciliegiolo viene vinificato in purezza nelle DOC Maremma Toscana Ciliegiolo, Golfo del Tigullio Ciliegiolo, Val di Cornia Ciliegiolo, Rosso Orvietano Ciliegiolo, Controguerra Ciliegiolo.
Ciò detto, il Ciliegiolo può essere vinificato anche in bianco o con macerazioni leggere per produrre vini rosati dotati di freschezza e leggeri profumi fruttati. Questa sua caratteristica fruttata lo ha portato ad essere impiegato anche per i Chianti DOC.