IL VERMENTINO DI TENUTA MONTAUTO

Come tutti i vitigni, il Vermentino è un grande interprete del territorio in cui nasce.

Il Vermentino di Tenuta Montauto cresce su un suolo di argilla mista a minerali come il quarzo e viene da viti di 12 anni. Il mare, qui, è a soli 10 km e siamo a circa 250 metri di altitudine.

Proprio in virtù delle sue caratteristiche di pulizia e secchezza qui lo si assembla con un 20% di Malvasia che, da piante di 25 anni di età, ha dalla sua un corredo aromatico di tutto rispetto.

Ciò che stupisce del Vermentino di Tenuta Montauto è il rapporto di assoluta complementarità tra i due vitigni che partecipano dell’assemblaggio, e difatti vi si ritrovano tanto le note iodate del mare quanto quelle, più succose e aromatiche, degli agrumi.
E se al naso risulterà più espressiva la Malvasia, alla bocca si riconoscerà la sapidità spigolosa e scattante del Vermentino il quale, unito alla perfetta maturazione delle uve, è sostenuto da un’acidità che rimanda, ancora una volta, all’agrume, mandarino su tutti.

Un vino a tutto pasto
Per tutte queste ragioni, si tratta di un vino di grande versatilità. Un vino in grado di sostenere non solo le pietanze a base di pesce ma anche quelle a base di verdura e frutta, come l’insalata maremmana di finocchi, arance e olive nere, e sarà perfetto soprattutto come aperitivo.
A tavola, è però un vino a tutto pasto: facile da abbinare sia ai formaggi freschi quanto ai salumi leggeri, quali lombetto di maiale, capocollo e bresaola, e grande alleato di una cucina a base di mare, molluschi, crostacei e pesci, magari arrosto. È perfetto poi coi primi piatti, come coi più delicati risotti.

FOCUS

Il Vermentino è il vitigno tirrenico per antonomasia.

Cresce e prospera in prossimità della costa toscana, della bassa Liguria, in Sardegna e, fuori dai confini nazionali, anche in Corsica. Le sue origini non sono chiare e, difatti, ampelografi di tutto il mondo si sono interrogati e, non di rado, anche scontrati, nel ricostruire la storia e la diffusione di questo antico vitigno.

È opinione di molti che esso sia originario del nord-est della Spagna, in territorio aragonese, precisamente dove, comunque, di lui non sopravvivono, ad oggi, alcune tracce.
Per altri, invece, i suoi natali sarebbero in Andalusia, dove era noto col nome di Listan.
Alcuni sostengono poi che esso sia nativo del Portogallo, dove è conosciuto con il nome di Codega o dell’isola di Madera dal momento che presenta manifeste affinità, sia in termini di ricchezza di colore che di estratto, con la locale Malvasia.

In ogni caso, dalla penisola iberica si sarebbe diffuso prima in Francia coi nomi di Grosse Clarette e Malvois d’Espagne, quindi in Languedoc-Roussillon col nome di Piccabon, donde pare sia finalmente arrivato in Liguria e nella zona delle Alpi Apuane. In Liguria prese il nome di Malvasia Grossa, Carbesso, Corbesso o Carbess, mentre per alcuni lo stesso Pigato altro non sarebbe che una varietà, una modificazione genetica del Vermentino.

A proposito di Liguria, è giusto ricordare l’opinione di alcuni esperti convinti che il vitigno nasca proprio qui. E non è un caso perché è proprio la Liguria la regione a vantare il maggior numero di zone vocate che si susseguono lungo tutta la riviera ligure di Ponente, nel tratto che va da Bussana a Dolceacqua, da Perti di Finale fino, in particolare, a Diano Castello e in tutte e quattro le zone Doc Riviera ligure di ponente Colli di Luni, Golfo del Tigullio e Valpolcevera.
Dalla Liguria, poi, è lecito supporre che esso sia arrivato in Toscana e, seguendone gli orpelli costieri, a Massa Carrara, nelle già citate Alpi Apuane, a Livorno, sull’isola d’Elba fino alle selvagge e perigliose coste della bassa Maremma.
Col nome di Vemettino, invece, giunse in Corsica e quindi, nella seconda metà dell’Ottocento, in Sardegna, e precisamente in quel di Gallura, dove tuttora dà risultati soddisfacenti evidenziando caratteri varietali specifici legati a questa zona in particolare. Ciononostante, la sua apparizione in Sardegna è comunque recente, databile a poco più della metà del XIX secolo, con i primi impianti realizzati proprio in Gallura.
Ciò che affascina del Vermentino, in ogni caso, è la sua generosità ad acclimatarsi nei più diversi territori. Allo stesso tempo, le sue caratteristiche in termini di aromi e sapori lo distinguono proprio in base ai suoli che lo accolgono.
Ciò detto, il Vermentino non ama il freddo, per cui lo si trova particolarmente a proprio agio nelle zone dal clima temperato delle coste mediterranea, in barba a quella vulgata che sosteneva – un tempo – che vicino al mare non fosse possibile ottenere vini di qualità.
Nei fatti, si tratta di un’uva che resiste assai bene ai venti salmastri delle zone litoranee richiedendo un clima temperato caldo, ben soleggiato e ventilato, con terreno tendenzialmente asciutto e, come detto, vicino al mare.
Ampelograficamente parlando, la polpa del Vermentino è definita semi-aromatica. L’aromaticità, tuttavia, non è propriamente una delle caratteristiche del Vermentino che, se vinificato in purezza, è assimilabile a sensazioni di grande pulizia e secchezza che possono rimandare alla mandorla e, nei casi più particolari, all’anice e, più raramente, al frutto a pasta bianca.
Prediligendo aree vicine al mare, questo vitigno presenta sentori marini e iodati, mentre ad altitudini sostenute come in Gallura dove, comunque, si trova sempre vicino al mare, il Vermentino acquisisce profumi più complessi di erbe aromatiche, agrumi e, talvolta, di fiori bianchi.
La maggior parte delle aziende preferisce assemblarlo col Viognier il quale, con le sue caratteristiche olfattive, contribuisce a implementarne il corredo aromatico donandogli maggior complessità e una dolcezza olfattiva di tipo tropicale.
In ogni caso, si tratta di un blend e, come tale, è necessario che sia indicato in etichetta.

VERMENTINO A CONFRONTO

Dal Vermentino sardo si ottiene un vino bianco assai corposo, aromatico, con una gradazione alcolica importante e dal profumo di macchia mediterranea e agrumi. Molto intenso.
In Liguria, invece, il Vermentino restituisce vini più sfumati, freschi e fruttati, caratterizzati da sensazioni di frutta a pasta bianca, pesca, mela, sfumature erbacee di fiori di campo, salvia e ginestra.
Analoga la situazione in Toscana, dove i vini hanno solitamente una spiccata mineralità e grande freschezza, e al naso si rivelano magnanimi grazie ai caratteristici sentori agrumati e di mandorla.